Tutto quello che devi sapere sulle tariffe

Parliamoci chiaro, questo è uno dei grandi tabù un po’ per tutte le professioni. Se chiedi a qualcuno quanto guadagna o che onorario applica, difficilmente ti risponderà e se lo farà, difficilmente ti darà indicazioni precise. Parlare di tariffe però secondo me è fondamentale, soprattutto per chi non ha esperienze lavorative: come fa un neo laureato a capire che quello che sta proponendo è non solo sbagliato, ma danneggia pure tutto il settore, se nessuno gli spiega il perché? Non è certo un argomento facile e non ho la bacchetta magica, ma vorrei condividere alcune riflessioni per fare un po’ di chiarezza su cosa sta alla base della definizione delle proprie tariffe.

Come calcolare le tue tariffe

Questione di vita (o di morte)

Che tu viva ancora con i tuoi genitori, che abbia un partner che guadagna a sufficienza anche per te o che quello che fai sia uno dei diversi lavori di cui ti occupi (a maggior ragione in questi casi), il motivo per cui lavori è sempre e uno solo: viverci. Con ciò che guadagni devi poterci pagare mutuo o affitto, le spese di luce, acqua e gas, il cibo, magari qualche sfizio, le medicine e le visite mediche (spero per te poche), quello che serve per crescere i tuoi figli, se li hai. L’avere qualcuno che può mantenerti non è una scusa per applicare onorari bassi: a parte una questione di indipendenza economica che consiglio a tutti, uomini e donne, di raggiungere, è anche una questione di ecologia del sistema lavorativo nel quale si opera. E a maggior ragione, se tanto c’è chi paga le tue spese, perché darti da fare a lavorare a prezzi stracciati?

Per la cronaca, 0,03 € a parola per le traduzioni è una tariffa da morte e anche a qualche centesimo in più la situazione non cambia. Sì, lo so, ci sono molte persone che le applicano, molti altri che le accettano, ma questo non significa che siano giuste e oneste.

Definisci il tuo valore

Quando ho iniziato a lavorare da freelance, le mie tariffe erano casuali: facevo tutti i miei ragionamenti e i miei calcoli, ma ogni volta daccapo, senza avere una base da cui partire. Nel tempo ho capito che questo approccio era molto sbagliato: in primis nei confronti dei miei clienti, che di fronte a due progetti molto simili andavano a pagare cifre diverse; e poi nei miei confronti, perché non mi ero mai data un valore.

Fai i tuoi calcoli, qual è il tuo tenore di vita e capisci quanto devi guadagnare non solo per sopravvivere, ma anche per vivere bene senza l’ansia dei soldi. Oltre a queste considerazioni, definisci anche qual è l’impatto del tuo lavoro sui tuoi clienti: questo è il tuo valore! Ne parlavo proprio qualche tempo fa con la mia amica Chiara: non basta guardare il prezzo orario o a parola applicato da un professionista, ma bisogna valutare come il suo intervento migliora la nostra vita.

Nel tuo onorario poi saranno compresi i tuoi studi (universitari e non), tutte le esperienze lavorative e di vita che hai fatto e che saranno diverse da quelle di chiunque altro, i sacrifici dei tuoi genitori per supportarti nella formazione e quelli che hai fatto tu, magari lavorando mentre studiavi; ma anche gli strumenti che utilizzi per svolgere la tua attività, che hanno richiesto tempo per imparare a usarli e licenze costose, l’affitto dello studio o della postazione in coworking. Non si tratta solo di numeri calcolati a tavolino, dietro le tariffe c’è molto, molto di più.

Se vuoi approfondire come fare a definire le tue tariffe, lo spiego in una raccolta di In Video: puoi abbonarti un mese oppure un anno.

Studia il mercato

Un errore che spesso si commette quando si è all’inizio e non si sa che onorario applicare è quello di non guardarsi in giro e non essere consapevoli di come va il mercato. In parte sono nozioni che si acquisiscono con l’esperienza, in parte con la ricerca. Oggi abbiamo il mondo a portata di click e fare domande a Google è una delle cose più semplici al mondo: guarda i tuoi colleghi cosa propongono, dai uno sguardo alle agenzie, indaga su come funziona all’estero, soprattutto nei mercati nei quali vorresti lavorare. Questo ti serve per prendere le misure e non sparare una cifra a caso.

Quando studi il mercato, ricordati anche delle tipologie di clienti alle quali ti rivolgi che non possono essere standardizzate, così come le tue tariffe. Per il settore della traduzione e dell’interpretariato, c’è una grossa differenza che tu ti rivolga a clienti diretti o ad agenzie di traduzione: nel primo caso non ci saranno intermediari e potrai offrire tariffe (oltre) tre volte più alte rispetto a quelle proposte alle agenzie, che invece offriranno un prezzo più basso al traduttore per coprire la gestione del progetto, eventualmente la parte di revisione, e avere un margine di guadagno. Un altro esempio di grande differenza è rappresentato dal mercato italiano rispetto a quello straniero: sempre parlando del settore traduzioni e interpretariato, secondo la mia esperienza, nel nord Europa (Germania in primis), negli Stati Uniti, in Canada e Australia si riescono ad avere le tariffe migliori, in Spagna, Francia (anche se Parigi fa storia a sé, soprattutto per gli interpretariati con gli onorari tra i più alti) ed est Europa ci sono più o meno gli stessi prezzi che in Italia (che sono bassi), mentre in Asia le tariffe scendono ulteriormente, in linea con il costo della vita.

Com’è il tuo rapporto con le tariffe? Hai altri spunti, anche diversi, da condividere? Scrivimi nei commenti, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi. L’appuntamento è per la prossima settimana con un focus sulle tariffe “basse”.

 

[Grazie ad Alice e Giulia per la revisione e i consigli su questo articolo]

Parlo e scrivo in tutte le lingue che conosco Bevo tè bollente a tutte le ore del giorno, in tutte le stagioni. Amo quello che faccio e lo condivido con chi vuole fare il mio stesso lavoro.