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Il primo percorso di mentoring in Italia per aspiranti freelance

Intervista Barbara Ronca

Intervista Barbara Ronca

Ha iniziato a lavorare nell’editoria come redattrice, editor e traduttrice, e di recente si è specializzata in traduzioni turistiche (collaborando con case editrici specializzate come EDT – Lonely Planet e Taschen); nel frattempo ha continuato a tradurre narrativa anglofona per diversi altri editori, tra cui Voland, 66thand2nd e Nord. Dal gennaio 2015 gestisce, assieme alla collega Chiara Rizzo, il sito/blog www.doppioverso.com e collabora come docente e coordinatrice didattica con STL Formazione, realtà pisana che assieme a doppioverso ha dato vita a Italiano Corretto, evento annuale dedicato alla lingua italiana e alle sue evoluzioni.

 

  1. Come sei arrivata a questa professione? Ti piace lavorare da freelance?

Sono arrivata alla traduzione un po’ per caso. Ho iniziato a lavorare in una piccola CE romana dopo la laurea occupandomi di revisioni, redazione, e passando poi a essere la responsabile dell’Ufficio Diritti. L’editrice, avendo intuito una mia predisposizione, mi ha assegnato un romanzo da tradurre. Una volta concluso il contratto con la CE, ho scelto di tentare la strada della traduzione editoriale a tempo pieno. Ai romanzi si sono aggiunti le guide e i fotografici di Lonely Planet (grazie a un Master in Comunicazione e Cultura del Viaggio che ho frequentato a Roma), e poi la formazione.
La vita da freelance mi piace moltissimo; ci ho messo un po’ a darmi una disciplina, perché io sono istintivamente caotica e tendo alla procrastinazione, ma adesso non riuscirei a tornare a un lavoro da dipendente.

  1. Cosa consigli a chi vorrebbe tradurre nel settore del turismo? Come ci si propone?

Non è una domanda facile, perché il mondo del turismo è vasto e molto variegato: tradurre per il turismo potrebbe voler dire affrontare riviste patinate, lavorare con guide per viaggiatori indipendenti, localizzare siti web di hotel o anche trovarsi davanti a brochure informative. Il punto è che ciascuno di questi testi (e i molti altri possibili) ha una finalità diversa (informativa/persuasiva per le guide, evocativa per le brochure e promozionale per gli hotel, ad esempio), quindi un liguaggio diverso; inoltre, ciascun testo ha anche committenti diversi(il cliente diretto costituito dal proprietario dell’hotel vs la casa editrice per cui si traducono guide e riviste). Quindi consiglierei prima di tutto di studiare bene il mercato per capire in quali di questi settori si potrebbe riuscire meglio; poi di frequentare se possibile qualche corso specifico per cogliere al meglio le peculiarità del linguaggio di quel dato settore, ed essere più convincenti quando ci si presenta a eventuali committenti.

Per quanto riguarda il come proporsi, la traduzione turistica in questo non si discosta molto da quella non turistica; ad esempio, la EDT-Lonely Planet è una casa editrice, e svolge le sue selezioni come ogni casa editrice, accogliendo curriculum degli aspiranti traduttori e assegnando prove di traduzione di tanto in tanto, quando ha bisogno di rinnovare la sua scuderia.

  1. Sei stata la nostra esperta di organizzazione: qual è la tua routine per restare organizzata? Segui un processo standard per la traduzione? E nella vita privata come ti organizzi?

Come dicevo, mi ci è voluto parecchio tempo per trovare una routine che funzionasse per me (essere freelance ti consente di lavorare coi tuoi ritmi, ma ti obbliga prima a scoprirli, i tuoi ritmi), ma sono abbastanza soddisfatta di quella attuale.

In linea di massima (ma potremmo parlarne per ore!) direi di partire dai propri punti forti e deboli, votandosi alla sincerità massima ed evitando di pretendere l’impossibile da noi stessi: io sono una stakanovista ma non sono ordinata, e tutte le volte ce ho provato a obbligarmi a esserlo ho fallito miseramente, aggiungendo frustrazione alla stanchezza. Quindi, se non vi piace lavorare di mattina presto, sconsiglierei di imporsi di alzarsi alle 5: qualcuno lo fa, è vero, ma non siamo tutti eroi.

Per trovare un equilibrio tra vita lavorativa e vita privata io ho stabilito una disciplina (in parte elastica) che prevede un orario di lavoro standard (9.30 – 18 weekend escluso, salvo eccezioni o scadenze in arrivo, e con qualche variazione soprattutto per doppioverso). Prima di lavorare faccio un po’ di yoga e meditazione, in pausa pranzo sistemo un po’ la casa, a fine lavoro riordino la scrivania. Sono piccoli rituali, ma importanti per dire al mio cervello: ecco, sono a questo punto della giornata, comportati di conseguenza.

Ho elaborato un sistema di organizzazione un po’ maniacale grazie all’uso del Bullet Journal; assegno diversi giorni lavorativi a diversi committenti; mi ritaglio ogni giorno delle finestre libere per i lavori a più alto grado di imprevisto (come l’organizzazione di eventi con STL, che prevedono l’interazione con un’altra persona, per di più Sabrina Tursi, più impegnata di me!); faccio pause frequenti.

Per la traduzione, ho routine diverse in base al prodotto. Ad esempio, per i fotografici Lonely Planet, che prevedono molte ricerche ma hanno un linguaggio frizzante e abbastanza standardizzato, lavoro sempre connessa a Internet, ma con plugin che mi permettono di bloccare le distrazioni, e prevedo una prima stesura molto impegnativa e revisioni più rilassate; per la narrativa lavoro quasi sempre a una prima stesura veloce e “di pancia”, spesso senza internet, magari in biblioteca, e poi prevedo revisioni pesanti, lunghe e dettagliate. Ma di nuovo, si tratta di darsi il tempo di conoscere se stessi e il proprio lavoro.

  1. Qual è lo strumento che per te è indispensabile per essere sempre organizzata? Ci suggerisci un’app?

Il Bullet Journal è il mio sistema infallibile per l’organizzazione cartacea; per quanto riguarda app e software, a me piacciono molto Google Keep, legato a Gmail e quindi utilizzabile su tutti i miei dispositivi, dove posso prendere appunti, segnare idee per i post di doppioverso (in note condivise con la mia socia Chiara Rizzo), creare liste di impegni futuri o anche solo della spesa; Freedom, che blocca i siti internet che mi distraggono e che a differenza di altri simili funziona anche sullo smartphone, per cui non posso sgarrare; Hootsuite, per la gestione facilitata dei social media; e poi sto esplorando il mondo dei siti e delle app di fatturazione online, ma ancora non ho deciso qual è il mio preferito.

  1. Qual è l’errore più grande che hai commesso nel tuo lavoro? E come hai affrontato questa difficoltà?

Probabilmente non calcolare in modo previdente tempi ed energie: mi sono spesso ritrovata con troppe cose da seguire, troppo poco tempo per farle, scadenze troppo ravvicinate; non è facile, in certe condizioni, offrire un servizio di qualità, e una cattiva traduzione è il peggior biglietto da visita per un traduttore freelance. Adesso cerco sempre di essere obiettiva, ho imparato a dire di no ai committenti, e ho capito che per farlo senza sensi di colpa la cosa migliore è usare la tecnica del “no, ma…” ovvero offrire un’alternativa che risolva comunque il problema, ma in modo soddisfacente per tutti. (Ad esempio: No, non posso tradurre questo romanzo entro il giorno tot. Ma posso consegnarne due terzi il giorno tot e l’ultima parte più avanti, può andare?).

  1. Qual è l’errore più comune che vedi commettere da chi si affaccia al mondo del lavoro come freelance?

Forse gli aspiranti freelance che incontro (soprattutto aspiranti traduttori editoriali, che sono quelli con cui ho a che fare più spesso) peccano un po’ di ingenuità. Hanno l’idea (ovviamente non tutti!) che la passione, l’amore per una professione sia sufficiente a svolgere quella professione al meglio. Mi capita spesso di parlare con ragazzi che non sanno nemmeno quale differenza ci sia tra traduzione editoriale e tecnica, eppure vorrebbero tradurre romanzi. Credo invece che ci si debba affacciare sul mercato, qualunque sia il settore che ci interessa, con una buona conoscenza di quel mercato, con una grande scorta di concretezza, e con la volontà di migliorarsi sempre, perché il mondo dei freelance è per definizione competitivo.

  1. Quale consiglio spassionato vorresti dare alle caviette e agli altri aspiranti traduttori?

Studiate, studiate tantissimo. Ma non (tanto) la traduzione: spesso chi vuole fare il traduttore sa tradurre abbastanza bene, lo ha imparato all’università. Come dicevo più su, studiate il mercato, studiate il vostro settore specifico, studiate nuove tecniche per essere efficienti, contattate i colleghi più esperti, partecipate a gruppi di lavoro, festival, forum, incontri pubblici, seminari. Esercitatevi molto, partecipate a workshop pratici: insomma, fate come se il vostro lavoro fosse un obiettivo di dimagrimento in palestra. Tenete a mente, sempre, che per riuscire dovrete allenarvi ogni giorno. Niente scuse. E poi, ovviamente, seguite doppioverso! Cercheremo di aiutarvi ancora a lungo, io e Chiara.

Parlo e scrivo in tutte le lingue che conosco Bevo tè bollente a tutte le ore del giorno, in tutte le stagioni. Amo quello che faccio e lo condivido con chi vuole fare il mio stesso lavoro.