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Il primo percorso di mentoring in Italia per aspiranti freelance

Intervista a Nicole Zavagnin

Intervista a Nicole Zavagnin

Ciao Nicole e benvenuta. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Ciao! Sono una digital strategist, specializzata in content e email marketing. In parole più semplici aiuto freelance e aziende a raccontarsi e farsi conoscere.

pic by Damiano Tescaro

Sei una slash worker: come dividi il tuo tempo tra lavoro dipendente e lavoro freelance? Come organizzi la tua giornata lavorativa?

Diciamo che non è stata una vera e propria scelta, ma a essere slash worker mi ci sono trovata, anche un po’ per propensione personale. Prima ancora di finire l’università ho iniziato a lavorare part time e il pomeriggio mi dedicavo allo studio e ad altre attività personali: avevo un’associazione, organizzavo corsi, facevo radio, e ho iniziato anche a fare quello che più mi piaceva, per cui stavo studiando, e che magari non potevo sempre mettere in pratica in ufficio. Era un modo per fare esperienza e imparare.
Ora la situazione è un po’ più complicata, ho un lavoro full time e le mie attività extra sono cresciute, anche professionalmente. Non è sempre facile: vuol dire lavorare anche la sera, nei weekend, quando tutti intorno a te staccano. Spesso mi alzo presto la mattina o lavoro fino a tardi.

Spesso lo slash working è visto un po’ come la scelta provvisoria di chi non ha il coraggio di lavorare solo come freelance, e si tiene quindi un paracadute. Io l’ho sempre vista come un’opportunità, sarà anche perché faccio sempre il mio lavoro, semplicemente lo svolgo in modalità e settori diversi. È un bel modo per farsi le ossa, per vedere entrambe le facce. E vivere e capire bene le dinamiche aziendali è utilissimo quando da freelance ti rapporti con piccole e medie imprese.

Il mio è un lavoro dietro le quinte: correggo o scrivo testi, blog post, newsletter, creo e programmo post sui social, tutti lavori che non richiedono un orario canonico e che quindi posso fare appunto anche di sera, nei weekend o al mattino.

Come sei riuscita a “guadagnarti” il primo cliente? Quali sono secondo te le buone pratiche per i freelance per riuscire a conquistare i clienti?

La storia del mio primo cliente è un po’ particolare, e coincide con quella della mia partita IVA, che volevo aprire da un po’ ma non avevo ancora avuto il coraggio di farlo. Un giorno ho ricevuto una newsletter di Gioia Gottini, cercava una persona che la aiutasse con i suoi contenuti, i social e Mailchimp. Ho pensato: sono io!Uno dei requisiti per candidarsi era avere la partita IVA. Detto fatto: l’ho aperta e solo dopo mi sono candidata. È stata la molla diciamo che mi ha convinta che era un passo che volevo fare. Ed è andata bene: lavoro con Gioia da 4 anni!

Per me funziona molto il passaparola, il network, i contatti che ho raccolto e che mi hanno dato fiducia negli anni e che mi hanno magari suggerita ad altri, aver fatto un intervento parlando di delega al Freelancecamp… E poi fare ogni lavoro con cura, anche il favore all’amico, quello che fai non pagato: ti ripaga sempre.

Tieni presente però che essendo appunto una slashworker sono una freelance atipica. Non ho ancora un sito, e non mi promuovo molto perché appunto ho dei limiti di tempo che al momento posso offrire, e quindi di clienti che posso gestire più o meno continuativamente.

Quali sono gli strumenti che utilizzi per gestire il tuo lavoro da freelance?

Mi aiuta molto ad organizzarmi, e soprattutto a svuotare la testa, usare Todoist per programmare le cose che devo fare ogni giorno, e per tenere d’occhio le scadenze; Toggl per monitorare quanto tempo impiego per ogni cosa – e visto che non è una risorsa infinita, ho più consapevolezza e e evito di prendere più lavoro di quello che al momento posso gestire; Drive condivisi, e poi la programmazione delle email di Gmail! Così non devo più spedirle a mano la mattina, per evitare di disturbare in orari che per me sono lavorativi ma per gli altri no, e mi sento più serena e puntuale.

Al Question Time hai parlato di social: quanto pensi sia importante per un freelance essere presente online?

Io penso che avere una presenza online sia ormai imprescindibile. Ce l’abbiamo anche senza volerlo, quindi tanto vale presidiarla. I social ad esempio, ma anche la newsletter, sono degli ottimi strumenti per farci conoscere, per mostrare cosa sappiamo fare ma anche per creare empatia con le persone. Spesso infatti i lavori arrivano anche perché ci si sente in sintonia: chi sta cercando un professionista ti preferisce quindi ad altri anche per questo. L’importante è fare sempre quello che è nelle proprie corde, non rincorrere quello che fanno gli altri o i nostri competitor, e senza farsi fermare dalla timidezza.

Su quali canali pensi sia più utile concentrarsi se si è agli inizi per non restarne sopraffatti?

Dipende dal tuo target: è quello che ti guida nel scegliere a quale dare priorità. Se i tuoi potenziali clienti sono su LinkedIn meglio investire in una strategia curata in quel social, se invece ti rivolgi a persone che sono molto presenti su Instagram e lo utilizzano quotidianamente allora sarà quello il tuo social principale. Non è necessario averli tutti: meglio pochi, ma ben fatti e scelti appunto sulla base delle persone a cui ti rivolgi e a cui serve il tuo lavoro.

Tu che lavori anche “dall’altra parte della barricata” puoi svelarci cosa cercano i nostri potenziali clienti sui social?

In realtà sui social le persone non cercano nulla, ed è importante esserne consapevoli 🙂 La ricerca attiva è quella che facciamo su google, mentre sui social ognuno di noi sta semplicemente curiosando, sfogliando distrattamente, guardando le foto delle vacanze degli amici, rosicando pure magari! È molto importante saperlo perché i nostri contenuti interrompono quindi un momento di cazzeggio, passami il termine. E per questo è così importante offrire contenuti utili, interessanti, che mi spingano a smettere di guardare i gattini e mi portino a leggere un post perché fa proprio al caso mio.

Qual è l’errore più grande che hai commesso come freelance? E come hai affrontato questa difficoltà?

Sono disastrosa con i prezzi, ed è capitato di svendere davvero il mio lavoro. E poi uno degli errori più grandi è stato pensare di non essere in grado di fare un lavoro e quindi autocensurarmi, pentendomene poi, quando ti rendi conto che invece era assolutamente alla tua portata, anzi! Ho messo da parte e quando mi ricapita ci ripenso, e mi butto.

Qual è l’errore più comune che vedi commettere da chi si affaccia al mondo del lavoro come freelance?

Pensare che sia più facile di quello che è, e allo stesso tempo pensare che sia più difficile e di quello che è in realtà. Spesso un periodo di slash working o in azienda può aiutarci a capire cosa fa davvero per noi, le modalità di lavoro che ci piacciono e quelle che non tolleriamo. E poi raccontarsi poco: mi ci metto anch’io eh, ma è importante imparare a raccontare e mostrare quello che sappiamo fare, o farci aiutare da qualcuno per sbloccarci. Spesso diamo per scontate molte cose quando si tratta del nostro lavoro: crediamo che tutti le sappiano, che non ci sia nulla di interessante da condividere, o da scrivere in un blog, perché l’ha già fatto qualcun altro. Coltivare la propria unicità e mostrarla è fondamentale.

Quale consiglio spassionato vorresti dare alle caviette?

Che tutto serve. Fate tesoro di ogni esperienza, lavoro, corso, viaggio, lettura perché potrebbe davvero servirvi per il vostro lavoro attuale quando meno ve lo aspettate. Da tutto si impara! E poi vi consiglio un libro, utilissimo secondo me: Design your life di Bill Barnett e Dave Evans.