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Il primo percorso di mentoring in Italia per aspiranti freelance

Intervista a Chiara Zanardelli

Intervista a Chiara Zanardelli

Questa settimana sul LaBlog c’è una collega, Chiara Zanardelli, specializzata in traduzione finanziaria, che ci parla anche del suo rapporto con il business plan (ehi, ti ricordi che se vuoi approfondire puoi abbonarti a In Video o iscriverti a In Aula?).

Laureata in lingue con specializzazione informatica, Chiara Zanardelli lavora dal 2006 come libera professionista con il marchio Traduzione Chiara. Prima di diventare freelance, è stata traduttrice e revisore in-house presso primarie agenzie di traduzione milanesi dove si è specializzata in ambito finanziario e legale. Essendo mamma di due bambine, la sua sfida quotidiana è quella di riuscire a conciliare un’intensa attività professionale con la vita familiare.

  1. Ciao Chiara e benvenuta. Visto che io e i numeri non andiamo proprio d’accordo mi viene spontaneo iniziare chiedendoti come sei arrivata a scegliere l’ambito della traduzione finanziaria come tua specializzazione. Era già una tua passione?

Mi piace pensare che sia stato il destino a mettere questo settore sulla mia strada. Sono sempre stata appassionata di tecnologie e, durante il periodo universitario, ho cominciato a interessarmi alla localizzazione di siti Web tanto da scegliere questo argomento – ai tempi estremamente innovativo – per la mia tesi di laurea. Una volta laureata, ho quindi cercato di fare esperienza diretta in questo settore ma nessuna agenzia specializzata in localizzazione ha mai risposto alle mie e-mail di candidatura. Sono stata invece contattata da diverse agenzie di traduzione milanesi più o meno generaliste; in particolare, una volta esclusa la società specializzata in brevetti che, nonostante il mio liceo scientifico, pareva molto distante dai miei interessi, ho iniziato a lavorare in-house in un’agenzia di nicchia che operava quasi esclusivamente nel settore finanziario e legale. A dispetto della diffidenza iniziale e della mia scarsissima base di partenza in ambito finanziario, questo settore mi ha da subito affascinata per il suo contatto costante con l’attualità e per l’estrema varietà dei testi a cui si è esposti, da quelli più tecnici come i bilanci a quelli più creativi come le notizie finanziarie. Ingiustamente etichettata come “noiosa”, la traduzione finanziaria richiede costante aggiornamento e conoscenza di alcuni meccanismi economico-finanziari, ostacoli del tutto superabili con la formazione (per cui non finirò mai di ringraziare i miei primi colleghi) e un po’ di buona volontà. Non ho scelto la traduzione finanziaria ma con il senno di poi, anche considerando le tariffe medie applicate alla localizzazione dei siti Web, credo di essere stata davvero fortunata.

2. Quando hai redatto il tuo primo business plan? Qual è la difficoltà maggiore che hai incontrato quando l’hai elaborato per la prima volta? Cosa è cambiato da allora?

Penso un tre-quattro anni fa, quando ho cominciato a interessarmi più attivamente all’aspetto commerciale del mio business. La parte più difficile ha riguardato la raccolta di dati e numeri sulla mia attività necessari per capire e pianificare la direzione da dare al mio business. E la costanza è fondamentale su questo fronte. All’inizio dell’anno partiamo tutti in quarta, pieni di buone intenzioni che è però difficile mantenere nei periodi più intensi dell’anno, come la primavera per il mondo finanziario. Da allora sono sicuramente più consapevole di come sta andando la mia attività anche se fatico ancora molto a darmi obiettivi realistici. Ho sempre la tendenza a esagerare.

3. Prima che una professionista della traduzione, sei anche una mamma – bis per giunta! Come concili vita privata e lavoro traducendo da casa? Ti imponi orari e giorni di lavoro precisi, ad esempio?

Tendenzialmente non lavoro quando le mie figlie sono a casa, a meno che siano a letto. Ho un orario di lavoro un po’ particolare perché alle 16 stacco e, se necessario, riprendo per qualche ora dopo le 21. Anche se dopo le 16 non lavoro, rispondo comunque alle richieste dei miei clienti in modo che non risentano del mio orario di lavoro ridotto. E anche dal parco giochi posso tranquillamente accettare un lavoro e non perdere alcuna opportunità. Talvolta mi capita anche di lavorare nel weekend ma, anche in questo caso, cerco di concentrare il lavoro in serata in modo da non incidere sulle attività della famiglia.

4. Come gestisci le tue finanze? Come sei arrivata a questo metodo?

Semplicemente registro entrate e uscite, e fisso un budget per le spese di beni strumentali e formazione. Penso sia importante tenere la situazione monitorata per evitare di trovarsi sorprese a fine anno. Non utilizzo conti distinti per accantonare IVA e tasse perché sono sempre stata diligente a non sforare con le spese professionali e personali, ma lo consiglio a chi non si sente troppo disciplinato. Ritengo infine che sia estremamente utile investire in un software di fatturazione, perché permette di generare rapidamente report, monitorare entrate e uscite, e gestire rapidamente la fatturazione mensile.

5. Qual è l’errore più grande che hai commesso nel tuo lavoro? E come hai affrontato questa difficoltà?

Non essermi informata adeguatamente prima di scegliere il mio corso di laurea. Mi sono laureata in lingue e letterature straniere ma, con il senno di poi, avrei preferito una formazione più tecnica come quella delle varie SSLMIT. Di certo non avevo le idee chiare e questa consapevolezza l’ho maturata diversi anni dopo quando la mia vita aveva già preso un’altra direzione. Da quest’esperienza ho imparato a informarmi meglio e confrontarmi con i colleghi o persone più esperte di me prima di prendere alcune importanti decisioni.

6. Qual è l’errore più comune che vedi commettere da chi si affaccia al mondo del lavoro?

Affacciarsi e proporsi su un mercato senza conoscerne le dinamiche. Spesso i giovani traduttori sono disposti a tutto pur di iniziare e quando chiedono consiglio ai più “navigati” si aspettano di ottenere una facile ricetta per avviare il business in un paio di mesi, senza investire (non solo economicamente) nella propria attività. Far crescere un business, qualunque esso sia, richiede invece pazienza, fatica e un po’ di spirito di sacrificio.

7. Quale consiglio spassionato che daresti a tua sorella o alla tua migliore amica vorresti consigliare anche alle caviette?

Imparate dai migliori (il Web è stracolmo di informazioni) e proponetevi sempre in maniera professionale ai clienti, magari nei primi tempi offrendo traduzioni riviste da un collega più esperto. Le entrate ne risentiranno, ma ne guadagnerete in formazione e reputazione. Dovete essere disposte a investire su voi stesse e a rischiare perché, come insegna la prima legge della finanza, non c’è rendimento senza rischio!