Intervista a chi sta “dall’altra parte”: Fabia Parodi

Fabia è una ex cavietta che, oltre a tradurre, è project manager in un’agenzia di traduzione. In questa intervista ci svela un po’ di retroscena di quel mondo che spesso, ai traduttori, è sconosciuto.

  1. Tu sei una project manager: come sei arrivata a fare questo lavoro?

Quando ho fatto domanda per diventare project manager lavoravo principalmente in un istituto privato a Roma e saltuariamente come traduttrice freelance. Il mio lavoro principale era in realtà noioso ma, non potendomi permettere di dedicarmi totalmente alla traduzione (sigh), iniziai a cercare una nuova realtà più stimolante e inerente a quello che volevo fare per davvero. Un giorno ricevetti una mail di richiesta di disponibiltà per una traduzione dall’agenzia per la quale ora lavoro e, consegnata la traduzione, mi è venuto in mente di controllare se avessero posizioni aperte in-house… ta-dan!

  1. In cosa consiste il tuo lavoro di project manager?

Il project manager è il ponte tra il cliente e il traduttore. Quindi preparo e gestisco il progetto, coordinando il traduttore o un team di traduttori che varia da 2 a più traduttori a progetto. Sono il supporto del traduttore per qualsiasi dubbio, problema o evenienza e devo essere in grado di prevedere ciò che può essere un problema che può pregiudicare la qualità, la tempistica e la serenità sia del traduttore che del cliente 🙂 I miei progetti variano da piccolissimi a molto grandi, ma per me sono tutti importanti!

  1. Com’è il tuo rapporto con i traduttori? Quali sono le cose che i traduttori fanno e che complicano il lavoro del project manager?

Cerco sempre di instaurare un rapporto di fiducia e complicità con il traduttore. Per il traduttore è fondamentale sapere che può sempre contare su di me tanto quanto è per me fondamentale sapere di poter contare sui traduttori. Ciò determina l’esito positivo del progetto, e anche meno stress per entrambi!

Quello che complica il lavoro è la mancanza di comunicazione. All’inizio capitava che i traduttori sparissero poco prima della consegna e che tornassero il giorno dopo chiedendomi scusa ma, non sapendo come comportarsi davanti a una problematica, preferivano scomparire perché sicuramente io avrei trovato un sostituto.

  1. Quali sono le caratteristiche fondamentali che un traduttore deve avere per essere scelto da un’agenzia di traduzione?

La nostra agenzia si basa su un sistema automatizzato di scelta del traduttore che aiuta molto i PM. Ad ogni modo, le caratteristiche fondamentali sono la specializzazione, l’esperienza, il costo. Ovviamente, una volta superati questi tre scogli, segue il contatto PM-traduttore e da lì possiamo capire se quella persona scelta sia un potenziale alleato fidato o meno.

  1. Lavori anche da freelance? Com’è la tua giornata lavorativa, come ti dividi tra agenzia di traduzione e la tua attività?

Al momento non lavoro come freelance. Durante il primo anno in agenzia ho lavorato come freelance e facevo l’ insegnante, ma ho abbandonato per il carico di lavoro. Molto spesso capita che mi fermi qualche ora in più in ufficio per terminare i lavori e far fronte alle emergenze, quindi gestire entrambi complicato.

  1. Qual è l’errore più grande che hai commesso nel tuo lavoro? E come hai affrontato questa difficoltà?

Mi sono fidata troppo di un traduttore che conoscevo poco per un progetto molto delicato. Era una situazione un po’ disperata per combinazione linguistica e tipo di file, e il risultato è stato disastroso… ma guardando indietro, poteva andare peggio! Come ho risolto? Per prima cosa, appena mi sono accorta del problema, ho contattato il cliente. Gli ho spiegato tutto senza omettere niente ma senza metterlo in allarme. Scusandomi, ho dimostrato di avere comunque tutto sotto controllo e ho illustrato le possibili soluzioni. Nel frattempo, mi sono coordinata nuovamente con il traduttore e ho contattato un secondo traduttore, spiegando la situazione e chiedendo aiuto.

Per non portarla alle lunghe, alla fine la situazione è stata risolta con una consegna in ritardo. Il cliente ovviamente non era contento, ma credo che il fatto di essere stata onesta, tempestiva e concreta l’abbia convinto a darmi un’altra possibilità con un secondo ordine 🙂

Un’altra volta, invece, è successo che non avessi capito il bisogno reale del cliente e la consegna non rispettava le sue aspettative. In quel caso, la mancanza di comunicazione era tra me e il cliente. Ho spiegato tutto al team di traduttori di quel progetto, senza omettere niente, e sono stata supportata in tutto.

  1. Qual è l’errore più comune che vedi commettere da chi si affaccia al mondo del lavoro come freelance?

Non chiedere per paura di disturbare e darsi per scontati.

Credo che i giovani freelance (non come età, ma come esperienza) debbano fare quante più domande possibili ai colleghi e ai PM. Io sono felice ogni volta che un traduttore mi fa una domanda, che sia inerente al lavoro che sta svolgendo in quel momento o che riguardi un aspetto più generico. Perché vuol dire che quella persona è curiosa e ama quello che fa.

Inoltre, non bisognerebbe mai darsi per scontati. Perché dandosi per scontati, non solo si reca danno a se stessi ma anche a tutti gli altri.

  1. Quale consiglio spassionato vorresti dare alle caviette?

So che le agenzie di traduzioni sono viste come il male da tanti traduttori, ma è possibile instaurare un bel rapporto e imparare molto. Al momento, ad esempio, collaboro con molti traduttori in vari campi (campagne Adwords, libri, contratti…) e vedo che da parte loro c’è un ottimo riscontro, e che si stanno specializzando in settori traducendo e ricevendo continuamente note e commenti da revisori senior o dal cliente. Provate anche voi ad avvicinarvi a questo mondo. È un po’ difficile entrare all’inizio data la concorrenza, ma vale la pena tentare 🙂

Parlo e scrivo in tutte le lingue che conosco Bevo tè bollente a tutte le ore del giorno, in tutte le stagioni. Amo quello che faccio e lo condivido con chi vuole fare il mio stesso lavoro.