Guida allo “smart worki” con coinquilini

Sono rimasta in silenzio nelle ultime settimane perché sono rimasta senza parole: ogni tanto ancora oggi, dopo 5 settimane di quarantena e isolamento, mi chiedo se sia tutto vero o se sia solo un brutto sogno. Purtroppo sì, è la dura verità: siamo in una situazione di emergenza imprevedibile che ha completamente rivoluzionato le nostre vite e tutti, praticamente, ci siamo ritrovati a lavorare in “smart worki”; se lavori nel digitale o come traduttore e interprete, probabilmente ci sei già abituata e hai già una tua routine. Ma cosa succede se improvvisamente ti ritrovi a dividere gli ambienti di casa con il tuo compagno, la tua coinquilina, i genitori o addirittura i nonni perché non possono lavorare normalmente? Questa è un po’ la mia storia: da due settimane devo dividere il mio spazio di lavoro con un coinquilino, mio marito, che non può lavorare da remoto e che è pieno di tempo libero.

Patti chiari e amicizia lunga

La cosa fondamentale è chiarire subito le necessità di entrambi. Se hai bisogno di assoluto silenzio per poter lavorare, dillo chiaramente: chi non ha mai lavorato in autonomia o chi svolge una professione che non richiede impegno mentale potrebbe ignorare questa importante situazione, quindi prima lo dichiari, meglio è per entrambi.

Il dialogo è molto importante anche per comunicare le tue routine perché chi lavora fuori casa sicuramente ne avrà di altre, dettate dalle esigenze aziendali o professionali: parlatene apertamente e cercate un punto comune, una via di mezzo per non stravolgere le abitudini di nessuno.

Un classico problema di chi lavora a casa insieme ad altre persone che non esercitano nessuna professione al momento è quello di essere disturbato e interrotto spesso, pregiudicando così la concentrazione e la produttività. Stabilisci dei momenti in cui puoi fare una pausa e dedicarti a chi condivide i tuoi spazi, chiedendogli di rispettare queste occasioni il più possibile.

Dividere gli spazi

Un altro aspetto che ho trovato fondamentale per poter lavorare in tranquillità e permettere al tempo stesso al mio coinquilino di potersi muovere liberamente è stato quello di definire gli spazi di ognuno in casa: sono solita lavorare in sala, dove ho tutta la mia attrezzatura, ma si tratta di una stanza che collega tutte le altre e che non è separata da una porta dalla zona tv, per cui mentre da sola questa condizione non mi influenza, quando mio marito è in casa i suoni della tv mi disturbano. Abbiamo così stabilito che mentre lavoro il volume deve essere al minimo o deve utilizzare le cuffie, mentre quando sono in diretta per lezioni o interpretariati da remoto, oppure se deve rispondere al telefono cambia stanza per assicurarmi il massimo del silenzio.

Fissa fasce orarie

Non ci avevo pensato subito, ma è stato proprio mio marito a portare alla luce la necessità di stabilire degli orari, o meglio, di conoscere i miei impegni: all’inizio di ogni giornata infatti gli comunico le fasce orarie durante le quali sarò connessa online, impegnata in lezioni o interpretariati da remoto in modo che sappia che in quei momenti non posso assolutamente essere disturbata e lo avviso ogni colta prima di cliccare “play”. La scansione del tempo con orari prestabiliti mi aiuta a darmi una scadenza per finire determinati compiti e poter poi trascorrere del tempo con lui; al mio coinquilino invece questo serve per capire i miei impegni, rispettarli, e a volte per incoraggiarmi (questo è un aspetto molto positivo dello smart working con coinquilini e del tutto inaspettato!)

Sante cuffie (santi tappi per le orecchie)

Come dicevo prima, abituata a lavorare da sola ogni minimo rumore mi disturba e si sa, gli esseri umani, per la loro caratteristica di “essere vivi”, sono rumorosi. In questa nuova forma di convivenza le cuffie e i tappi per le orecchie mi hanno salvato la vita (e hanno salvato anche quella di mio marito!): nel primo caso ascolto playlist rilassanti, di musica classica oppure di rumori della natura, in modo che il suono anche se a basso volume, possa sovrastare i piccoli rumori della casa. Non ascolto musica “motivante” o che mi piace, soprattutto non cantata perché altrimenti mi ritroverei a ripetere le parole nella mia mente e non riuscirei a restare concentrata; evito anche la musica ad alto volume perché a lungo andare mi fa venire il mal di testa (lo so, sono vecchia): tengo queste due tipologie per i momenti in cui voglio scaricare, oppure per le frasi creative in cui ho bisogno di qualcosa che mi dia la carica.

A mali estremi estremi rimedi

Sono sincera, mi reputo molto fortuna a dividere casa con una sola persona che capisce il mio lavoro e lo rispetta, ma so che non per tutti è così. Ci possono essere situazioni in cui i conviventi sono più di uno e non sempre collaborativi o comprensivi (penso a genitori anziani o nonni che faticano a capire lo smart working, oppure ai bambini piccoli che richiedono attenzioni): se con loro provare a spiegare chiaramente le esigenze e i ritmi non è possibile, è necessario passare alle maniere forti. No, non ti suggerirò di legarli o picchiarli, ma di sfruttare i momenti in cui dormono per lavorare. Quando ero all’università spesso studiavo di notte perché era l’unico momento in cui in casa regnava il silenzio e devo dire che ero anche molto produttiva senza le mille distrazioni della giornata: a volte mi capita ancora di lavorare di notte “di proposito”, anche se poi questo richiede del tempo di recupero il giorno seguente. Non dico che sia la panacea a tutti i mali, ma puoi provare.

A ciascuno il suo

Un altro aspetto molto importante, almeno nel mio caso, è dato dalla suddivisione delle faccende domestiche. Normalmente quando lavoro da casa e sono sola devo occuparmi in prima persona di una serie di attività: passo lo straccio per la polvere, faccio una lavatrice tra una consegna e un’altra, devo calcolare i tempi di preparazione del pranzo e di lavaggio delle stoviglie, e via dicendo. Avendo una persona a casa che non deve lavorare mi “libera” di certe incombenze e mi fa sfruttare al massimo il tempo dedicato al lavoro: delego a lui tutte quelle azioni che normalmente, da sola, farei io, come la preparazione del pranzo e il rassetto della cucina dopo i pasti, ad esempio. Di giorno in giorno facciamo una lista di azioni da compiere e di fianco ad ognuna scriviamo chi se ne occuperà e il giorno in cui svolgerla: non la rispettiamo sempre, ma ci torna utile per coordinarci.

Spero che questi spunti ti siano utili per gestire al meglio il tuo lavoro da casa con coinquilini, ma ricordati che non esistono regole universali: qualcosa che funziona bene per me, potrebbe non essere altrettanto utile a te o qualcun altro. In più questa situazione è molto particolare, ci sono molte emozioni in ballo e routine da (ri)costruire da zero: datti tempo per trovare la tua dimensione e non abbatterti se nulla sembra funzionare. Respira e affronta un giorno alla volta. A me ha aiutato.

Stay strong, stay safe, stay at home

Parlo e scrivo in tutte le lingue che conosco Bevo tè bollente a tutte le ore del giorno, in tutte le stagioni. Amo quello che faccio e lo condivido con chi vuole fare il mio stesso lavoro.