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Il primo percorso di mentoring in Italia per aspiranti freelance

Intervista a Carlotta Cabiati

Intervista a Carlotta Cabiati

A farci compagnia sul LaBlog oggi incontriamo Carlotta Cabiati, la commercialista più social che c’è.

Carlotta aiuta piccoli business e freelance a mettersi in proprio senza paura assistendoli anche dopo l’apertura della partita iva, in maniera professionale anche attraverso nuovi strumenti digitali e innovativi, anche a distanza. Carlotta si occupa di consulenza fiscale e societaria, nei confronti di liberi professionisti, imprenditori e società, fa formazione e gestisce i contenziosi tra contribuente e Agenzia delle Entrate. Le piace molto lavorare con le donne, dove in qualche modo rivede se stessa.

  1. Ciao Carlotta e benvenuta. Ci racconti quali sono le domande che ti senti rivolgere più spesso, come commercialista, da chi inizia a lavorare da freelance?

Chi inizia a lavorare da freelance si preoccupa prima di ogni altra cosa di verificare il proprio inquadramento fiscale, per capire quante tasse pagherà e quando.

Nelle consulenze di inizio attività che faccio settimanalmente con potenziali freelance affrontiamo innanzitutto il tema della differenza tra lavoro autonomo e impresa ditta individuale, con la relativa verifica dell’obbligo o meno di iscrizione in camera di commercio, troviamo il codice Ateco più adatto per l’attività da svolgere, infine verifichiamo la possibilità di usufruire di un regime fiscale agevolato.

  1. Secondo la tua esperienza, quali sono gli errori in campo contabile che i nuovi liberi professionisti commettono più spesso?

Chi si mette in proprio solitamente non ha competenze contabili (ovviamente a meno che non abbiano fatto studi specifici in quel campo). Quindi tendenzialmente il mio compito è quello di spiegare loro, partendo dalle basi, come ci si comporta non solo a livello contabile ma anche fiscale.

Una delle prime cose che i nuovi liberi professionisti si trovano a dover imparare a fare sono, ad esempio, le fatture ai clienti. È importante che comprendano quali sono i dati obbligatori da inserire, quali le diciture relative al proprio regime fiscale e come gestire eventuali casistiche specifiche.

Il mondo contabile e fiscale è molto vasto, nonché variabile in breve tempo, quindi è fondamentale avere un rapporto stretto con il proprio commercialista in modo da non commettere errori di questo tipo.

  1. Quali consigli daresti a una partita iva fresca fresca per scegliere il commercialista ideale? Quali caratteristiche deve avere un buon professionista?

Come dico sempre nei miei speech durante gli eventi, il commercialista va scelto con molta cura e attenzione.

Per prima cosa: tecnicamente che tipo di figura volete che si occupi di voi e del vostro business?

Esistono Dottori Commercialisti, Tributaristi, Consulenti del lavoro, Consulenti generici.

Tutte queste figure hanno specifiche caratteristiche e competenze, ma solo chi è iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti è un Commercialista.

Il Commercialista iscritto all’Ordine ha, per legge, l’obbligo di dotarsi di una polizza professionale r.c., ha l’obbligo di una formazione professionale continua e il suo operato viene monitorato da un consiglio di disciplina.

Oltre alle caratteristiche tecniche, una componente importante del commercialista ideale è che deve essere competente rispetto ai vostri bisogni. La materia tributaria è così vasta e in continuo divenire che per forza di cose ogni professionista cerca di specializzarsi in temi che gli sono affini.

Il mio consiglio è: scegli il professionista giusto per te e per le tue esigenze, quello che capisce il lavoro che fai e che utilizza gli strumenti che usi tu.

Infine, il tuo commercialista dovrà affiancarti nelle scelte più critiche della tua attività, quindi trova qualcuno che ti sostenga, che ti consigli al meglio e con cui si instauri un rapporto nel massimo della fiducia reciproca.

  1. Tu come sei arrivata a lavorare da freelance? È stata una scelta o un obbligo?

La mia storia professionale è iniziata nel 1999 quando decisi di non fare il test di ingresso a Medicina e Chirurgia (il mio sogno di quando ero bambina) e mi iscrissi a Economia e Commercio.

Mi sono laureata nel 2003 e, dopo tre anni di pratica professionale obbligatoria, nel 2007 sono diventata Dottore Commercialista e Revisore Contabile.
Ho iniziato la professione nello studio dove avevo svolto il praticantato aprendo subito la partita iva e poi ho collaborato con altri studi della mia città. In pratica una freelance/dipendente. Volevo imparare il più possibile. Da sempre, però, coltivavo dentro di me il sogno di avere uno studio mio, dove organizzare la mia vita lavorativa, dove portare avanti i miei progetti e i miei sogni.

Così, nel 2014, dopo la nascita di mio figlio, ho iniziato a lavorare attivamente per raggiungere l’obiettivo di avere il mio studio e nell’estate del 2015 finalmente ce l’ho fatta!

Oggi sono passati quasi quattro anni e credo sia stata la scelta migliore che potessi fare.

  1. Parliamo di organizzazione: come gestisci il tuo tempo? Anche se non hai una routine sempre uguale, ci sono alcuni appuntamenti fissi?

Innanzitutto pianifico, con qualche mese di anticipo, gli appuntamenti importanti dell’anno, le settimane di vacanze che voglio fare, gli impegni familiari e sportivi, tutto compatibilmente con le scadenze fiscali periodiche (che ahimè sono tantissime).

Cerco di non mettere troppa carne al fuoco per non ritrovarmi con l’acqua alla gola.

Poi gestisco periodicamente gli impegni mese per mese e poi singolarmente per ciascuna settimana.

La mia routine giornaliera gira intorno agli orari della scuola di mio figlio e alle mie attività sportive. Tendenzialmente trascorro le giornate in studio o presso clienti, e a volte in trasferta per le attività di formazione.

C’è un appuntamento fisso ormai da più di un anno che ho chiamato “il mercoledì delle call”: si tratta di una giornata in cui mi tengo libera da qualsiasi altro lavoro e mi occupo delle consulenze via Skype. Mi piace che anche nella mia testa ci sia un giorno dedicato a quello, così sono più focalizzata e produttiva.

  1. Essere freelance: qual è secondo te la caratteristica indispensabile per lavorare come libero professionista?

Essere freelance vuol dire essere liberi, ed essere liberi significa poter fare delle scelte.

Siamo artefici del nostro business, nel bene e nel male. Non abbiamo capi se non noi stessi. Bisogna essere determinati, molto curiosi e sempre pronti al cambiamento.

  1. Qual è l’errore più grande che hai commesso nel tuo lavoro? E come hai affrontato questa difficoltà?

Accettare un lavoro che il mio istinto mi aveva detto di non prendere. L’ho superato versando molte lacrime e facendomi prendere dal nervosismo, prima; spezzettando il problema e facendo piccoli passi alla volta per risolverlo, poi.

  1. Qual è l’errore più comune che vedi commettere da chi si affaccia al mondo del lavoro come freelance?

L’errore più comune che vedo commettere è quello di non essere arrivati davvero preparati alla vita da freelance, il che significa non aver fatto un piano di business dei prossimi 3 anni (almeno) di attività e non essere pienamente coscienti delle “condizioni” dell’essere freelance.

Come per una gara di corsa, bisogna arrivare preparati alla partenza. Bisogna allenarsi, dotarsi dell’attrezzatura giusta, verificare il percorso.

  1. Quale consiglio spassionato vorresti dare alle caviette e a chi vuole lanciarsi nel mondo della partita iva?

Il mio consiglio per le caviette lo prendo in prestito dalla penna di Phil Knight, fondatore della Nike, che chiude la sua autobiografia con alcuni suggerimenti per tutti quei giovani che vogliono fare impresa.

“Direi a quelli che non hanno ancora trent’anni di non accontentarsi di un lavoro, di una professione, e neppure di una carriera. Di cercare una vocazione. Anche se non sanno cosa significa, la devono cercare. Seguendo la propria vocazione, la fatica sarà più facile da sopportare, le delusioni fungeranno da carburante, e proveranno soddisfazioni mai provate prima. […]. E quelli che invitano gli imprenditori a non rinunciare? Sono ciarlatani. A volte devi rinunciare. A volte, sapere quando rinunciare, quando provare qualcos’altro, è un colpo di genio. Rinunciare non significa fermarsi. Non fermatevi mai”.