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Il primo percorso di mentoring in Italia per aspiranti freelance

I miei investimenti sbagliati

I miei investimenti sbagliati

Quando la settimana scorsa dicevo di ragionare sugli investimenti che fai all’inizio della tua attività da freelance, non lo dicevo mica a caso: ci sono passata, ho commesso degli errori e ho imparato. In questo post ti racconto cosa non ha funzionato per me, così magari, ti evito di commettere gli stessi sbagli – e di spendere soldi inutilmente!

Servizio fotografico

Una volta definito il logo della mia attività volevo a tutti costi avere un sito mio, fatto da un professionista, che prendesse il posto di quello che feci da sola nei toni pastello (OVVOVE!) E per far sì che tutto fosse perfetto e in linea ho deciso di fare anche un servizio fotografico di branding: in questo modo avrei potuto finalmente avere delle foto di me belle, da professionista, da utilizzare sui profili social, e altre fatte apposta per le pagine del sito. Ero carichissima e mi aspettavo di posare come una diva, ma quando sono arrivata in studio, nonostante le ragazze che hanno scattato e predisposto i set fossero carine e disponibili, mi sono bloccata. Mi sembrava di essere quella bambina che veniva chiamata a forza sul palcoscenico durante un matrimonio per cantare davanti a trecento persone (genitori, io ve lo dico, questi traumi sono irreparabili e ce li portiamo dietro per tutta la vita!), imbarazzata, terrorizzata e pietrificata. La mia spavalderia nel fare le prove davanti allo specchio è svanita in un soffio, facendomi restare rigida come uno stoccafisso – il che, per me che mi conosco, traspare moltissimo nelle foto che abbiamo realizzato. In più mi ero dimenticata di dire che ho un problema con la luce: avendo l’iride chiara, se ho il sole in faccia o viene usato il flash, in 11 foto su 10 ho gli occhi chiusi. Il risultato sono state foto pazzesche per quanto riguarda i set (una in particolare, quella in cui ho le spillette con il logo in mano, è quella che uso di più come rappresentativa del mio brand), molto originali e diverse da quelle di chiunque altro – in questo anche la scelta dei colori bianco/nero ha fatto la sua parte. Ma quelle che mi ritraevano non rappresentavano: guardandole non riuscivo a riconoscermi, ero super impostata, traspariva il disagio e più di una persona, nel tempo, ha ammesso di non avermi riconosciuta dal vivo perché le foto del sito erano diverse.

Cosa ho imparato: che il problema fondamentale era che non sapevo cosa volevo. Pensavo che scattare qualche foto fosse una cosa semplice, e invece assolutamente no. Le ragazze che mi hanno seguito nello shooting – e poi nella realizzazione del sito – mi avevano fatto diverse domande, avevamo ideato insieme una board di Pinterest che è stata fondamentale per la realizzazione dei flat lay, ma io ancora non avevo capito né deciso chi volevo essere come professionista. Questo è il motivo per cui consiglio sempre di attendere qualche mese, anche un paio di anni se necessario prima di buttarsi in un progetto di questo tipo, perché ci vuole consapevolezza.

Sito senza SEO

Il mio primo sito, come dicevo sopra, l’ho fatto da sola, e così anche il mio primo logo. Il risultato era bruttino e incomprensibile, per cui quando ho deciso di affidarmi a un grafico esperto per la realizzazione dell’immagine rappresentativa di Punto F, ho deciso di incaricare un professionista anche per la realizzazione del sito. Ricordo l’entusiasmo per la creazione di qualcosa di mio e la smania di veder realizzato il film che avevo in mente. Però mi sono subito scontrata con una difficoltà non indifferente: la scrittura dei testi che parlavano di me e dei miei servizi. Non si trattava solo di trovare le parole giuste per descrivermi in modo oggettivo, ma al tempo stesso lasciando traccia della passione che provo per quello che faccio; si trattava anche di trovare il tempo per dedicarmi alla scrittura. Scrivere alla sera, dopo avere tradotto o interpretato o insegnato tutto il giorno, mi risultava difficilissimo, non ero lucida e avevo zero idee, ma d’altronde non potevo rubare tempo al resto. Quindi ho fatto i salti mortali per finire dei testi che alla fine erano mediocri. Il sito però era bellissimo: lo vedo molto diverso da quello di altri colleghi e non solo, la scelta dello sfondo nero lo caratterizzava e di sicuro lasciava il segno.

Peccato però che, affacciandomi per la prima volta al mondo digitale non ci capissi molto e quando la web designer mi aveva parlato di SEO in fase di realizzazione, avevo capito che fosse un processo fattibile dopo aver pubblicato il sito. Invece quando ho contattato la specialista SEO per lavorare insieme, mi ha presentato un rifacimento del sito da zero, partendo dall’albero dei contenuti per finire con i testi. Nel giro di pochi mesi il lavoro fatto con la web designer è andato in fumo e io mi sono trovata a ricominciare daccapo, spendendo un sacco di soldi.

Cosa ho imparato: se non conosci la materia, meglio fare due domande in più che una in meno. Se sei all’inizio e vuoi investire in un sito fatto da un web designer, ha senso – molto senso – lavorare anche con uno specialista SEO che faccia in modo di renderti posizionabile sui motori di ricerca, cioè che tu e i tuoi servizi veniate visualizzati tra i primi risultati quando qualcuno cerca una combinazione di parole, ad esempio “traduttore + città”. Fare prima un sito bello esteticamente e pensare solo dopo alla sua funzionalità significa tirarsi la zappa sui piedi e pagare lo stesso servizio – di web design – due volte inutilmente.

Gadget

Presa sempre dall’entusiasmo di vedere realizzato qualcosa che mi rappresentasse professionalmente, non appena ho avuto in mano il logo di Punto F ho iniziato a scandagliare il web alla ricerca di gadget particolari da donare ai mie clienti. Ho fatto stampare adesivi, spillette, specchietti da borsa, la cover del cellulare e perfino tatuaggi temporanei. Erano tutti necessari? Decisamente no. Dal 2015 ho ancora molti di quei gadget e se da un lato sto vivendo di rendita, dall’altro ho investito una cospicua somma per qualcosa che non era fondamentale in quel momento e in quelle quantità.

Cosa ho imparato: partire dal piccolo e poi aumentare – l’importanza dei gadget, la loro quantità e la loro varietà – sarebbe stato sicuramente più sostenibile e sensato. I tatuaggi ad esempio sono una genialata, ma chi si stampa sulla pelle, anche solo per un giorno, un logo non suo? Mia suocera, lei è la mia prima fan, ma i miei stessi genitori si sono rifiutati. Il che è tutto un dire! 🙂

Biglietti da visita sbagliati

I biglietti da visita sono la primissima cosa sulla quale investire secondo me: non è necessario un logo, basta il nome, il cognome, di cosa ti occupi e i tuoi recapiti e funzionano bene anche con semplici font, stampati in bianco e nero. Mi sono fatta prendere la mano e ne ho fatti stampare a bizzeffe, con le foto che mi ero fatta scattare, in formati strani e diversi. E ne ho stampati perfino una serie con le scritte talmente piccole da essere difficilmente leggibili.

Cosa ho imparato: a darmi una calmata! 🙂 Quando sono felice di una cosa non ho freni e anche gli investimenti per la mia attività non hanno fatto eccezione. Alcune forme di biglietti da visita che ho fatto stampare sono molto apprezzate perché insolite e particolari, ma ha senso avere una business card che colpisca l’occhio se poi le informazioni contenute sono sbagliate o illeggibili? Meglio iniziare con la versione base e semplificata, completa di tutti i dati scritti con caratteri abbastanza grandi che trovarsi con una serie di biglietti inutilizzabili – anche qui, soldi spesi male!