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Il primo percorso di mentoring in Italia per aspiranti freelance

È più figo il dipendente o il freelance?

È più figo il dipendente o il freelance?

Questa è una domanda da mille milioni di dollari: chi è più figo tra dipendente o freelance? Io ci sono passata, per entrambi, e provo a dirti perché secondo me è più figo il dipendente, anzi no, il freelance.

 È più figo il freelance

  • Il freelance è sicuramente più figo perché può lavorare dove vuole: può installare il suo ufficio in riva al mare, in coworking di New York, in uno Starbucks di Londra oppure in treno.
  • Il freelance è più figo perché può lavorare quando vuole: può alzarsi tuti i giorni a mezzogiorno e lavorare di notte, può decidere di prendersi mezza giornata libera per andare a fare una gita fuori porta e recuperare poi nel week end.
  • Il freelance è più figo perché non deve elemosinare permessi nè ferie, ma può scegliere liberamente quando non stare davanti al computer, senza ripicche o pressioni. E per questo…
  • Il freelance è più figo del dipendente perché è sempre in giro, per l’Italia e per il mondo! E questo perché…
  • Il freelance guadagna di più, e quindi è più figo. Si vede dai viaggi, dalle cene fuori, dalle borse, dalle scarpe. Cioè, si vede da Instagram.
  • Il freelance è più figo perché vuoi mettere restare in piagiama tutto il giorno e lavorare da casa, addirittura sul divano, se ti va?
  • Ma soprattutto il freelance è il più figo del mondo perché non ha un capo rompipalle che gli dice cosa fare e cosa no, che lo riprende e gli fa fare brutte figure in mezzo alla gente, che gli fa storie per quella settimana di ferie quando l’azienda è chiusa, che storce il naso quando resta a casa per una peritonite acuta.

È più figo il dipendente

  • Il dipendente è più figo perché ha ferie e permessi pagati: sì, vabbè, non potrà prenderle proprio quando vuole e dovrà prenotare per il 15 agosto, ma ha la tredicesima, a volte la quattordicesima e può restare a casa anche con un raffreddore. Tanto c’è chi lo paga ugualmente.
  • Il dipendente è più figo perché da quando firma il contratto può restare a casa in maternità senza sbatti.
  • Il dipendente è più figo perché vuoi mettere non dover fare mille corsi per imparare a usare WordPress, per crescere su Instagram, per gestire il Business Manager DI Facebook, dover rispondere alle email anche in vacanza, dover preparare le fatture e tenere la contabilità. Lui si che è fortunato, deve fare solo il suo lavoro.
  • Il dipendente è più figo perché ha un’entrata sicura e fissa tutti i mesi. Può accendere un mutuo, comprare una macchina o fare shopping senza problemi, tanto a fine mese arriverà dritto sul conto corrente lo stipendio. Sempre, a meno che i titolari dell’azienda per la quale lavora non siano dei truffatori e decidano di smettere di pagare tutti i dipendenti. Ma anche in questo caso ci sono i sindacati e l’INPS che sistemano tutte le cose, più o meno.
  • Ma soprattutto, il dipendente è il più figo del mondo perché sa quando inizia e sa quando finisce: non ci sono nottate passate davanti alla scrivania, fine settimana trascorsi a lavorare, serate davanti alla tv con il computer sulle gambe. No, il dipendente quando esce da lavoro riesce davvero a staccare e non pensa ad altro se non a divertirsi.

Torniamo serie: se si parla di “figaggine” pura, non c’è un vincitore. Scegliere una tipologia di lavoro o l’altra non deve essere dettato dalla moda, ma dipende dalle proprie inclinazioni, dal proprio modo di vivere la vita e di come si vuole impostare il lavoro. Al primo round del Freelance Lab ha partecipato una cavietta che al nostro ultimo incontro su Skype mi ha rivelato quanto il percorso le fosse stato utile perché aveva capito che fare la freelance proprio non faceva per lei (e sempre grazie alle dritte del Freelance Lab era riuscita a trovare un posto da dipendente che la soddisfava). In un primo momento avevo vissuto questa rivelazione come una sconfitta: ma come, io che insegnavo come essere freelance consapevoli avevo “convertito” un’aspirante libera professionista? E invece poi ho capito che non ero venuta meno alle promesse fatte: lei era riuscita a immaginarsi concretamente come sarebbe stato lavorare in proprio, e questa cosa le metteva ansia e senso di disagio. Questa cavietta non ha perso nessuna battaglia, anzi, ha vinto proprio la consapevolezza di riconoscere le sue preferenze e i suoi limiti che l’ha portata a scegliere la strada che era più giusta per lei. In fondo si tratta di scelte personali perché vanno proprio ad intaccare la tua persona.