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Il primo percorso di mentoring in Italia per aspiranti freelance

Diversificare sì ma come

Diversificare sì ma come

Un paio di settimane fa ho avuto il piacere e l’onore di parlare alla BP Conference sul tema della diversificazione: i feedback sono stati molto positivi e così ho deciso di riproporre l’argomento anche qui sul LaBlog. Nel tuo lavoro ti concentri su un unico cliente, un unico settore, un’unica attività? Se la tua risposta è sì allora ho qualcosa da dirti – ma anche se hai risposto no, magari trovi qualche ispirazione lo stesso! 😉

Perché diversificare

Cosa succederebbe se il tuo principale cliente, il tuo settore o la tua attività di colpo smettesse di produrre lavoro per te? Nel migliore dei casi finiresti con un pugno di mosche.

Se sei una libera professionista devi pensare con una mente imprenditoriale: non puoi permetterti di restare senza lavoro e per questo devi tenere i piedi in più scarpe (che in questo caso non è affatto un aspetto negativo, anzi!) La paura di non avere incarichi attanaglia tutti i freelance e possibilmente pure più volte al giorno: investire il tuo tempo e le tue energie su più fronti ti permette di avere un maggior flusso di entrate, più sicuro e di conseguenza di poter lavorare più serenamente, e quindi meglio.

Cosa diversificare

La diversificazione può riguardare diversi aspetti del tuo lavoro: puoi decidere di diversificare la tua clientela – e personalmente te lo consiglio caldamente – altrimenti svolgeresti un lavoro da dipendente e non più da autonomo, no? Puoi scegliere di rivolgerti e mirare a più clienti dello stesso settore o in settori diversi, perfino in Paesi diversi: non c’è limite a quanti clienti puoi avere e a quanto siano diversi gli uni dagli altri, l’importante e che tu abbia con loro un buon rapporto, che ti permettano di lavorare bene e che ti paghino – adeguatamente e in orario! La regola base degli esperti è: mai avere un unico cliente che supera il 20% del tuo fatturato.

Puoi diversificare la tua offerta e concentrarti su più servizi collegati tra loro: nel mio caso sono nata interprete (ho studiato interpretariato all’università), ma sono diventata traduttrice per “esigenze di mercato” e mi sono specializzata nel settore del marketing dove era richiesta una buona dose di creatività; ho iniziato così a offrire anche servizi di transcreation, fino a rendermi conto che potevo creare io stessa contenuti e testi creativi, e sono diventata copywriter. Quando ero all’inizio della mia attività da freelance invece mi è stata proposta una docenza e benché l’insegnamento non mi fosse mai interessato – anzi, non mi piaceva proprio (o almeno così credevo) – ho accettato perché “da qualche dovevo pure iniziare” e ho scoperto così che oltre a essere molto interessante e stimolante, mi permetteva di mantenere vive le lingue che mi servivano per lavoro. Come vedi queste sono tante attività diverse che però ruotano tutte intorno a due aspetti fondamentali e strettamente correlati tra loro: le parole e le lingue.

Puoi diversificare i tuoi settori di specializzazione: che siano settori completamente differenti, complementari o settoriali e iper specialistici tra loro non importa, ciò che conta è che siano diversi. Puoi specializzarti in rami sempre più settoriali della stessa branca ad esempio: parti da un argomento generico che ti piace e che conosci, indaga quali potrebbero essere le sue ramificazioni più ristrette, studiale e proponile. Alla BP Conference ho incontrato un collega che è specializzato nel settore dell’energia rinnovabile e sostenibile e nello specifico di particolari pale eoliche. Io, ad esempio, mi sono specializzata negli ultimi anni in traduzione brevettuale che è l’esatto opposto di quelle traduzioni creative che tanto mi piacciono e in questo settore mi occupo soprattutto di testi di carattere medico, farmaceutico e chimico. Come vedi, non c’è limite alla diversificazione.

I pro

Diversificare i propri servizi fa sì che tu possa liberare e stimolare la tua creatività: se anche tu come me ti annoi a fare le stesse cose, sempre uguali nel tempo e ti piace inventarti nuovi servizi, perché non farlo? Potrai incanalare così i tuoi picchi creativi su più attività e sfruttare al meglio questa tua caratteristica. La creatività richiede coraggio, diceva Henri Matisse.

Un altro aspetto positivo della diversificazione è il fatto di avere un nuovo e diverso punto di vista, sul tuo lavoro e sulla realtà che ti circonda. Cambiare prospettiva è fondamentale perché compiendo sempre le stesse azioni si finisce per agire in automatico come i robot e si perde il senso della realtà. Dovendo destreggiarsi tra attività diverse, seppure collegate, ti permette di vedere il tuo lavoro, come ti approcci ai clienti, come ti organizzi da un’altra angolazione e potresti scoprire che quell’aspetto che credevi non funzionare in realtà è meno peggio di ciò che pensavi, mentre quell’altro che ti sembrava andare alla grande potrebbe avere dei problemi.

Inoltre proporsi per diversi servizi ti permette di avere più visibilità: se è vero che il passaparola dei clienti porta nuovi contatti, pensa al potenziale che potresti avere se facessi sapere alle persone che si rivolgono a te per un servizio di interpretariato che ti occupi anche di traduzione e che puoi tradurre il loro materiale o le loro email, per fare un esempio.

I contro

Quando si decide di differenziare la propria offerta, bisogna valutare e tenere in considerazione anche quelli che possono essere gli svantaggi di questa operazione. In primis, la qualità che offri per i tuoi diversi servizi deve essere sempre la stessa e sempre elevata: non avrai lavorato sodo per crearti una cerchia di clienti e una certa reputazione per giocartela a causa di un servizio secondario che non è all’altezza degli altri, vero? Prima di lanciare una nuova offerta assicurati di avere le competenze necessarie per portare a termine i compiti che ti vengono richiesti e di potergli dedicare lo stesso tempo e lo stesso impegno che impieghi per il resto del tuo lavoro.  Questo significa però, al tempo stesso, che la tua attività principale dovrà restare sempre la stessa e a questa dedicherai la maggior parte del tuo tempo: se ti dedichi a traduzione e insegnamento, ma la traduzione è il tuo servizio principale, dovrai stabilire a tavolino che potrai impiegare solo una percentuale della tua disponibilità a corsi di lingua mentre concentrerai la maggior parte dei tuoi sforzi a tradurre i testi.

Per chi non è la diversificazione

Diversificare i propri servizi non è obbligatorio e soprattutto non è per tutti: non si tratta di chi è più bravo, ma di chi è in grado di gestire un’impostazione del lavoro di questo tipo senza farsi sopraffare. Non credo sia consigliabile diversificare la propria offerta per chi non ha una buona organizzazione e non sa pianificare a lungo termine: avere a che fare con attività diverse che richiedono diversi tempi e metodi di elaborazione necessità di una grande lucidità e chiarezza mentale che solo chi è estremamente organizzato può avere. Inoltre, come dicevo prima nei contro, è necessario stabilire a tavolino quanto tempo dedicare a ciascun servizio per mantenere il focus su quella che è l’attività principale.
Se ti piace occuparti sempre e solo di traduzione nel tuo unico settore di specializzazione, e questo non ti provoca nessuna ansia, ma anzi, ti permette di lavorare più tranquillamente rispetto ad avere  tanti e diversi servizi ai quali prestare attenzione, va benissimo così: diversificando probabilmente ti complicheresti solo la vita!
Se già non lo fai, ti ho convito a diversificare? Ricorda, bastano tre semplici cose: fai quello che ti piace, esplora nuovi sentieri e osa!

Parlo e scrivo in tutte le lingue che conosco Bevo tè bollente a tutte le ore del giorno, in tutte le stagioni. Amo quello che faccio e lo condivido con chi vuole fare il mio stesso lavoro.