5 lezioni dal 2019

Sono ripetitiva, lo so, ma il 2019 non è stato esattamente una gioia. È stato un anno molto complesso, difficile, inaspettato, dove i casini, i pensieri e i problemi si sono accumulati come la pila di panni sporchi che attende solo di essere buttata in lavatrice.

Quest’anno tutto in salita mi ha messa a dura prova, mi ha stropicciata, mi ha lasciato segni sul cuore – e sullo stomaco, testimone la mia gastrite –, ma proprio per tutte le salite che ho dovuto scalare sono stati anche dodici mesi in cui ho imparato tanto. Non sono solita fare la lista dei buoni propositi perché è il modo migliore per me per disattenderli tutti, ma vorrei condividere cosa ho imparato dagli sbagli di questo 2019 e come vorrei non ripeterli in futuro. Pronta?

La comunicazione

Mi sono resa conto che i problemi di comunicazione sono alla base della maggior parte delle discussioni e dei litigi, sia nel privato che sul lavoro. Mi è capitato di trovarmi a dover gestire situazioni complicate e scomode, in cui certe persone si aspettavano un determinato comportamento e precise azioni quando non le avevano mai comunicate chiaramente e ad alta voce. Altre volte mi sono trovata ad attendere gesti, per me scontati, e vederli ignorati completamente invece dall’altra parte. Analizzando il mio comportamento e quello di chi mi circonda mi sono chiesta “ma cosa stiamo facendo?”. Per fare “economia” di parole, per la fretta, a volte, non esprimiamo i nostri pensieri e le nostre necessità, dando per scontato che i nostri interlocutori leggano in mezzo alle righe o nella nostra mente. Non è la scoperta dell’America, ma non funziona così: se vuoi qualcosa o ti senti ferita da un comportamento, dillo chiaramente, non aspettare che chi è dall’altra parte se ne accorga. Potrebbe non rendersene mai conto, oppure, peggio ancora, risentirsene e dare il via al deterioramento del vostro rapporto.

La professionalità

… questa sconosciuta, mi verrebbe da dire. Mai come quest’anno ci ho avuto tanto a che fare. Da parte di collaboratori e di altri lavoratori con i quali sono venuta in contatto nel privato. Sono molto rigida, in primis con me stessa, sul tenere un atteggiamento professionale e quando questo non viene rispettato vado nei matti. Mi chiedo come facciano certe realtà a tenere aperto e lavorare fregandosene dei propri clienti o delle persone con le quali collaborano, non rispettando accordi precedentemente presi e compensi riconosciuti, ma forse non tutti abbiamo la stessa sensibilità su questo tema. Per quanto mi riguarda, mi sono fatta un vademecum da rispettare diligentemente nei miei rapporti lavorativi, con colleghi e clienti, che aggiorno periodicamente aggiungendo le situazioni che vivo direttamente. Per quanto riguarda gli altri, depenno chi non rispetta gli accordi presi e il mio tempo. Senza ripensamenti.

Seguire l’istinto e il cuore

A volte ci ostiniamo a portare avanti progetti e relazioni anche se ci sono tutti i segnali che ci avvisano che è meglio lasciar perdere. Ignoriamo quella vocina interna che ci suggerisce di non confermare quel cliente che ha chiesto uno sconto o che si rifiuta di pagare in anticipo, e diciamo di sí a quel progetto per il quale abbiamo il sentore che ci saranno problemi, ritrovandoci poi nei casini. Diamo fiducia al nostro istinto e ci ritroveremo con meno gatte da pelare. 

I numeri non sono tutto 

Siamo molto di più del nostro conto in banca, del fatturato, dei follower su Instagram, del numero di parole che traduciamo o delle giornate in cabina che facciamo. Siamo molto di più anche delle tasse che abbiamo da pagare – è quelle si sa che sono sempre troppo alte. Non esistono serie A e serie B nel lavoro – o almeno non dovrebbero esserci, secondo me: abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri di professionalità e di impegno, di vacanze, di rispetto. Il nostro lavoro non ci definisce come persone, le nostre azioni lo fanno. Quindi ok se è un periodo in cui lavori poco, significa che dovevi fermarti. Non devi dimostrare niente a nessuno. 

Empatia

La cosa che mi è mancata di più quest’anno. Ho affrontato momenti che definire difficili è un eufemismo e letteralmente non so come ho fatto restare in piedi davanti a certe situazioni. Eppure quando ho esternato il mio disagio e il mio bisogno di aiuto e supporto, spesso ho trovato freddezza e menefreghismo, se non addirittura delle vere e proprie gare a chi stava peggio – “tu non sai cosa sto passando io!”, “tutti abbiamo dei problemi”. Purtroppo è successo anche a me di sminuire, seppur senza cattiveria, le difficoltà altrui, pensando che la mia situazione fosse peggiore o quantomeno uguale. È difficile sviluppare empatia, ma questa è la cosa su cui secondo me tutti dovremmo lavorare: fidiamoci di chi ci sta lanciando segnali di aiuto, cerchiamo di essere di supporto per quanto possiamo e non sminuiamo il dolore altrui. Siamo umani, ma spesso ce ne dimentichiamo: non è una gara a chi sta peggio o chi ha più sfighe, tutti abbiamo mostri con i quali combattiamo ogni giorno, e  che in certi periodi sembrano riprodursi e ingigantirsi. Basta ascoltare per qualche minuto chi ha bisogno di sfogarsi, regalare un sorriso o un abbraccio, avanzare un invito per un tè o un aperitivo. Bastano piccoli gesti per esercitare l’empatia e ne trae beneficio sia chi la dona che chi la riceve.

Queste sono cinque grandi lezioni che ho imparato da quest’anno e che voglio coltivare nel 2020. E tu che lezioni porti con te nel nuovo anno?

Parlo e scrivo in tutte le lingue che conosco Bevo tè bollente a tutte le ore del giorno, in tutte le stagioni. Amo quello che faccio e lo condivido con chi vuole fare il mio stesso lavoro.